In autunno le vigne coltivate a Sagrantino si tingono di giallo, arancio e rosso, un rosso così intenso, da farti dimenticare che l’inverno è alle porte e la prossima estate ancora troppo lontana.
Per le strade di Castelbuono e Cantalupo, ad un passo da Bevagna, vi innamorerete di questa stagione in Umbria. E non solo, perché a rendere il percorso più interessante e movimentato ci saranno le oltre 30 sculture di arte contemporanea che numerosi artisti hanno regalato a questa terra.

Come punto di partenza vi consiglio proprio l’antico borghetto di Castelbuono, dove silenzio e quiete la fanno da padroni. Sembrerà disabitato, ma grazie ad una carriola appoggiata al muro, tende alle finestre e qualche fiore ai balconi saprete che non è così. Sparse qua e là, sculture di diversi materiali fanno mostra di se stesse accanto alle case in pietra, tutto sembra immobile: come se ci trovassimo dentro una grande metafora della scultura, dell’atto stesso di scolpire.

Che poi è l’essenza dell’idea di chi ha voluto il Parco delle Sculture di Castelbuono, l’artista Paolo Massei: far avvicinare tutti a questa forma artistica, meno immediata e veloce di quello che può sembrare la pittura. Perciò lasciatevi trasportare dalle forme sinuose o nette delle varie opere, pensatele come un tutt’uno con ciò che le circonda ma anche isolate dal resto; unica regola per gli artisti che hanno lavorato qui è stata tenere fede a Arte, Natura e Spiritualità. Facile in Umbria più che altrove, incredibilmente significativo tra le colline del Sagrantino.


Vista la giornata nebbiosa e abbastanza fredda, ho deciso di proseguire in auto, zigzagando tra le strade asfaltate e bianche, tornando indietro (solo in due punti) se con l’auto era impossibile proseguire, ma chi vuole potrà andare alla scoperta del Parco passeggiando, andando in mountainbike o cavalcando.

Ai lati della strada scorreranno i coloratissimi vigneti di cui vi parlavo prima, interrotti solo per brevi tratti dal verde degli olivi e dal marrone fumante dei campi appena arati. Se optate per l’auto, come me, vi raccomando ogni tanto di scendere per non limitare il vostro sguardo, per catturare l’aria e fare vostro il panorama.

 

Le sculture, di artisti umbri di nascita o di adozione, staranno ad attendere il vostro passaggio e alcune vi entreranno nel cuore, a partire da quella in cima a uno dei vicoli di Castelbuono, dell’artista Doru-Emil Andrii, che riesce a dare forma al profondo sguardo di chi non smette mai di cercare e scoprire.

 

“Un Tau senza titolo” di Marino Ficola invece, porta l’accento su uno dei simboli spirituali della terra di San Francesco e si trova tra gli alberi accanto agli oliveti. Poco più avanti troverete l’opera di Silvia Ranchicchio intitolata “una campana per riascoltarti” di cui lei stessa ha scritto: “contemplando in silenzio […] lasciami ascoltarti per riconoscermi”, che invita alla contemplazione e alla riscoperta di se stessi. Contemplativa è sicuramente anche l’opera di Stefano Bovi, uno scenografico angelo seduto accanto ai filari di vino, in una strada in salita. I tondelli di ferro che compongono la scultura, rendono il tutto etereo e ben ancorato a terra allo stesso tempo.

Continuando per la salita potrete arrivare al famoso Carapace, uno scrigno/corazza creato dal maestro Arnaldo Pomodoro, una delle cantine più belle mai costruite, dove il contemporaneo si sposa perfettamente con la tradizione e, soprattutto, con l’ambiente circostante.

Potrete concludere qui la vostra passeggiata, tra le vigne di questa e delle altre numerose cantine che producono Sagrantino, con in mano un calice di vino circondati dai colori caldi dell’autunno e dalle forme contemporanee delle sculture del Parco di Castelbuono.

 

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