Le pochissime nozioni che so di alpinismo le devo ad un signore di nome Pietro. Abitava a Casale San Nicola, alle pendici del Gran Sasso, l’unica montagna che ho mai scalato in vita mia, nel 1996, dovo ho provato l’emozione di toccare la neve a luglio, un’emozione che non dimenticherò mai.

 

Non so se Pietro sia ancora vivo, al tempo lo vedevo anziano, ma si sa, a 13 anni l’idea di anziano è molto relativa.
Se lo fosse – lo spero – lo immagino ora a guardare quella montagna coperta dalla neve, in silenzio.
Uno sguardo profondo, senza bisogno delle parole che scorrono a fiumi in questi giorni. Il silenzio di un uomo che conosce la Natura. Sa che è imprevedibile, che non dà spiegazioni. Porre l’uomo al di sopra di tutto e sentirsi speciali rispetto agli altri esseri viventi non ci dà l’immunità. La tragedia scatenata dalla sua forza è inspiegabile, perversa, ci lascia impotenti e attoniti.
La cosa migliore da fare sarebbe starcene in silenzio e guardarla, la Natura, per riscoprire che noi non ne siamo i padroni.

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