L’amore lo si può trovare nei versi di una poesia, in affreschi di tanti secoli fa e guardando un tramonto rosa.
Ma dove scovare tutto questo?
In Umbria, ad Assisi. Camminando su un pavimento romano con un libro di poesie latine in borsa che naviga in mezzo a tutto il caos che vi portate dietro e mentre nel frattempo, fuori, le pietre della città si preparano a stupirvi ancora una volta per il rosa che regalano al sole che tramonta.

Il mondo romano nascosto sotto la città medievale sorprende qui come difficilmente altrove e fondamentale è l’aiuto di una domus che forse, per davvero, è collegata a Properzio, il poeta che regalò l’immortalità alla sua Cinzia con i suoi versi d’amore. “Cinzia fu la prima, Cinzia sarà la fine.”

Properzio nacque intorno al 50 a.C. in Umbria, come dice lui stesso, molto probabilmente ad Assisi.

La domus romana attribuita al poeta si trova sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore, proprio quella dove San Francesco rinunciò ai beni materiali. Scenderete nella cripta e da qui, altri scalini irregolari vi accompagneranno fino a calpestare il pavimento romano in opus sectile (marmi di vario colore tagliati in forme più grandi), come era di moda nelle case dei romani del I sec d.C., un po’ tardi per essere stata vissuta proprio dal poeta ma non per essere stata la residenza di un suo discendente.

Noterete anche l’altro pavimento, un tappeto di piccolissime tessere nere interrotte da frammenti di marmi colorati ma soprattutto gli affreschi, ancora conservati sulle pareti di quello che fu un criptoportico. Due dei quadretti (pinakes) che decoravano le pareti giallo ocra, sono ben conservati: in uno possiamo riconoscere il carro del Sole mentre nell’altro è dipinto, in modo quasi metafisico, il mito di Galatea e Polifemo, con i visi della ninfa e del ciclope che fluttuano accanto ad una capra che pascola, mito che Properzio citò in una delle sue elegie (libro II, elegia II).

Ma quello che può lasciarvi senza parole sono le tre pareti di una nicchia decorata con motivi vegetali e fiori, dove qua e là fanno capolino uccellini appoggiati ai ramoscelli. Le foglioline a forma di cuore si accompagnerebbero perfettamente ai versi di Properzio: “e non è stato tanto il suo candido volto a catturarmi più […] di petali di rose galleggianti sul bianco latte”.

Usciti da qua verrete accompagnati ad un’altra domus romana, la Domus del Larario, che si trova poco sopra quella di Properzio e infine al foro che si trova sotto alla piazza del Tempio di Minerva. Una volta fatto il pieno di archeologia romana non vi resta che lasciarvi guidare dai vicoli di Assisi e trovare una terrazza qualsiasi per guardare il sole scendere e scaldare con i suoi raggi la pietra serena dei muri della città. Magari nel giorno di San Valentino.
“I fiumi devieranno dal mare immenso e l’anno invertirà il corso delle stagioni, prima che muti nel mio cuore la passione per te”

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