Il Tevere a Pretola scorre maestoso sotto la Torre del piccolo paese.
Se potesse parlare di questo luogo ai partecipanti alla Discesa del Tevere, sicuramente racconterebbe le lunghe conversazioni tra le lavandaie che si sistemavano in fila lungo la sua sponda.

Qui, quando la lavatrice era pura fantascienza, ci pensavano loro a lavare i panni sporchi delle famiglie benestanti e degli istituti della vicina Perugia. Per generazioni, fino agli anni ’50, ragazze e donne di Pretola prendevano il loro posto accanto ai grandi ciottoli del Tevere e iniziavano a lavare il bucato sotto il sole cocente o con il freddo più pungente.
Il corso del Tevere era leggermente diverso, c’era un mulino funzionante sotto la torre medievale e una chiusa creava un’ansa dove potevano facilmente raggiungere la loro postazione. Posizionavano una specie di inginocchiatoio basso in legno che le faceva lavorare un po’ meno scomode. Dopo aver bagnato le lenzuola, la biancheria da cucina e gli indumenti, se li portavano nelle varie cantine attrezzate per fare il lavaggio vero e proprio con la cenere e l’acqua bollente. Una volta lavati e disinfettati, i capi si portavano dove il sole e il vento li potevano asciugare più in fretta possibile, nella parte alta di Pretola.

La domenica e il giovedì le lavandaie lasciavano le sponde del Tevere per salire su, su fino a Perugia, percorrendo quella che si chiamava la Curta (la Corta in dialetto perugino), un sentiero con un bel dislivello che permetteva alle lavandaie di raggiungere i proprio clienti nel minor tempo possibile, per consegnare la biancheria pulita o ritirare quella sporca.

A fare compagnia alle lavandaie lungo le sponde del Tevere c’erano gli uncinatori. Erano gli uomini che arpionavano i tronchi e i legni che il fiume trascinava via con la corrente, in modo da avere legna da ardere e da vendere.

Pretola deve molto al Tevere. Il mulino del centro abitato era uno dei più importanti di Perugia. La Torre, che ancora oggi troneggia lungo le sponde del fiume, venne costruita nel medioevo proprio per difendere la struttura che ha continuato a fare il suo lavoro per tanti secoli.

In un soleggiato pomeriggio di aprile, mentre un pescatore lancia la lenza e una ragazza con il suo cagnolino cane sonnecchia al sole, il Tevere passa sempre per Pretola . Oggi scorre indisturbato verso Roma, il vocio delle lavandaie e il loro duro lavoro sono solo un ricordo lontano. Tra qualche giorno saranno le voci della carovana della DIT a risuonare sotto la sua Torre.

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