Per i 5 anni del Liceo, tutte le mattine ho preso il treno per andare ad Umbertide dalla stazione di Resina, chiamata da tutti il Casello, fermata San Bartolomeo per la Ferrovia Centrale Umbra. Non proprio tutte le mattine, perché molto spesso capitava di inseguire il treno con l’auto perché io puntualmente facevo tardi. Ma va be, non è di questo che voglio parlarvi oggi. Ma di Monte Corona.

Monte Corona, esterno

Prima della fermata Umbertide c’è la stazione di Monte Corona, che di per sé non è così diversa dalle altre che scandiscono le fermate della rete Umbra, ma se doveste scendere lì e percorrere qualche km a piedi verso l’Abbazia di Monte Corona, allora troverete un tesoro.
Può capitare in una giornata di quasi primavera di entrare dalla porticina laterale che fa da ingresso alla cripta (detta della Madonna delle Grazie) ed essere avvolti dall’odore dell’incenso che rende ancor più sacro, nell’accezione latina, questo luogo. Pilastri e colonne di recupero, provenienti probabilmente dalla struttura pagana o paleocristiana che doveva preesistere alla cripta, decorano in modo elegante ed essenziale questo spazio. E i particolari interessantissimi, come quello del viso intagliato in uno dei pilastrini, possono essere scorti da occhi pazienti, attenti o da chi va lento in generale. Tipo me, insomma!

Monte Corona, cripta

Da qui si può salire sopra, nella chiesa di S. Sofia, divisa in due corpi da una scalinata. Nella parte alta, più antica, spiccano indubbiamente il ciborio, i dipinti e le decorazioni geometriche bianche, blu e rosse dell’abside. Sempre lentamente, vi invito a girare attorno al ciborio, intagliato da mani esperte nel VIII sec. d.C. portato qui intorno al 1960, per osservare i bellissimi rilievi decorativi e i due pavoni. E mentre siete con le spalle al coro di legno, potrebbe capitarvi di vedere un raggio di sole entrare di scorcio dalla finestra sotto la quale un groviglio di motivi floreali decora la parte opposta all’altare.

Monte Corona, ciborio

Ecco, viaggiare ed assaporare l’Umbria richiede prima di tutto calma e lentezza. Ma come avrei potuto accorgermi di tutto quello che è racchiuso in un’abbazia di campagna, se non mi fossi accordata al suo ritmo?

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