A volte dimentico quanto io sia fortunata ad essere nata in luoghi dove le colline si inseguono e il verde ha così tante sfumature da scoprirne sempre di nuove. A ricordarlo può bastare un volto, il suono di un ruscello, un gregge di pecore al pascolo, un cane che abbaia lontano o il vento che soffia tra gli alberi e i cespugli. Questa volta è stata una poetessa a ricordarmelo.

“Quando l’ho rivista dopo venti anni ero ancora innamorata dell’Africa.
Guardavo il paesaggio umbro e non lo vedevo. Quel mattino del mio compleanno mi alzai con la febbre. Decisi di ritornarci. Di ritrovarla. Di chiedere ospitalità all’Appennino. Sbagliai strada più volte. Chiesi orientamento ai contadini. Trovata, ho spento il motore. Sono scesa. Ho tremato. Ho visto in lei il mio corpo, la mia interiorità, la mia scrittura. Sono nata a Perugia ma la mia terra madre ha il nome di Montelovesco. L’ombelico: il suo cimitero. Entrando torno preistorica: nonna in quattro elementi. Mi apre, mi riduce bassissima, orizzontale, seme. Cioè viva e crescente.
Ringrazio mia madre che mi insegna prima della lingua il linguaggio, il mio cammino nello stare zitta, la precisione definitiva del segno e la potenza animale dell’oralità.”

Lei è la poetessa Anna Maria Farabbi e Montelovesco, sugli Appennini, è  a pochi km da dove sono nata e cresciuta io. Dove l’aria è sempre frizzante e un’infinità di dolci curve si stende all’orizzonte. Qua e là tra il verde scoprireste il giallo, la mimosa a marzo e poi la ginestra. Anna Maria ha scritto una poesia in dialetto umbro, per celebrare il colore che forse più di altri è carico di vita.

GIALLO
Io so nbotto giallo ntol cervello tsitto
dla soletudine. L’epo de lujo
che coce.
Lmiele.

So lmiele che nengue
drent’a la trippa dla notte:
ogne d’oro
lvento.

(A.M. Farabbi, Guardando per terra. Voci della poesia contemporanea in dialetto – LietoColle 2011)

Oggi mi è sembrato un giorno adatto per condividere una sua poesia, perché il giallo sia di buon auspicio per la strada ancora lunga da percorrere nella ricerca della parità di genere.

Buon 8 marzo.

Per chi non è umbro:
GIALLO
Io sono un’esplosione gialla nel cervello muto
della soletudine. L’ape di luglio
che scotta.
Il miele.
Sono il miele che nevica
dentro la pancia della notte
ungendo di oro
il vento.
Renzo Favaron

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