Metti una domenica di marzo, alle porte della primavera, il Lago Trasimeno e una lezione free di canoa organizzata dalla Discesa Internazionale del Tevere in previsione della DIT 2018, tra un mese circa.
Però piove, piove incessantemente, tira vento dalla notte prima e per i principianti come me sarebbe alquanto pericoloso avventurarsi in acqua. Poco importa: il piano B non è per nulla inferiore all’idea iniziale, perché grazie ad un vero uomo di Lago, la pioggia si è fatta lontana per far spazio a racconti sulla storia e sulla vita del Trasimeno.

Rino, la nostra guida al Museo della Pesca di San Feliciano è un signore che di tramonti dalla sua casetta a due passi dalle rive ne ha visti, il Lago lo conosce bene perché è stato un pescatore e presidente della cooperativa dei pescatori del Trasimeno, “una delle più antiche” ci spiega orgoglioso.

Ci parla dei venti che sferzano sulle acque del Trasimeno e che quello di Tramontana è il più freddo e che quando soffia il Grecale è meglio non uscire in barca. Ci fa tornare indietro nel tempo raccontando di quando i canneti occupavano grandi spazi, davano riparo agli uccelli acquatici e quanto ci sarebbe piaciuto andare in canoa lì, dove il vento si fa venticello e il silenzio è rotto solo dal rumore dell’acqua che bagna le canne. Le sue storie si intrecciano alle testimonianze del passato, passando per Tito Livio fino ad arrivare a modellini in scala di quella che era la pesca degli etruschi: pesca con i tori, un ingegnoso sistema di reti e tiranti che venivano mosse al momento giusto e che assicuravano ai pescatori un consistete bottino.

“Gli ami per la pesca sono fatti allo stesso modo di quelli degli antichi egizi” ci racconta mentre indica gli antichi oggetti racchiusi sotto una teca e ti immagini un pescatore egizio del Nilo e uno del Trasimeno che compiono gli stessi gesti, così lontani ma così vicini che se si fossero incontrati non avrebbero avuto bisogno di parole per raccontarsi quello che stavano facendo.

Così come non avrebbero bisogno di parole lo stesso pescatore del Trasimeno, uno dell’America latina e uno della Birmania mentre dalla loro barca lanciano il giacchio, che Rino prontamente ci dimostra con antichi e sapienti movimenti. Tra gli intrecci di fili diversi per creare un giacchio, dalla canapa al cotone fino ai nylon, c’è un’infinità di storie da scoprire.

Fuori piove ancora e la primavera tarda ad arrivare, ma i laghi, come i mari e i fiumi, sanno sempre regalarti qualcosa.

 

Info: Museo della Pesca del Lago Trasimeno

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